Il racconto di Luca

“In una comunità i bambini e i ragazzi sono un po’ i figli di tutti e quindi è importante dare loro le opportunità che magari la vita non gli offrirebbe”

“In una comunità i bambini e i ragazzi sono un po’ i figli di tutti e quindi è importante dare loro le opportunità che magari la vita non gli offrirebbe”

Un quartiere giovane che dà attenzione alle nuove generazioni

Luca, fai parte della Rete sociale di Celadina come Presidente dell’Associazione genitori dell’Istituto comprensivo De Amicis. Come hai cominciato a far parte dell’Associazione?

Ho iniziato a partecipare attivamente in un momento in cui l’Associazione stava rischiando di chiudere per via del ricambio generazionale nell’Istituto. Insieme ad altri genitori abbiamo capito che sarebbe stato un peccato perdere questa risorsa e ci siamo impegnati per mantenerla viva. L’esigenza fondamentale era quella di dare rappresentanza ai genitori come gruppo, evitando che, in particolari circostanze o davanti a determinati problemi, le persone reagissero prendendo iniziative individuali o impulsivamente.

Di cosa vi occupate?

L’Associazione si occupa di cose un po’ più ampie di quelle gestite dai Comitati genitori che rispondono a bisogni più specifici e dettagliati. In un certo senso l’Associazione opera mantenendo uno sguardo più ampio che va al di là della scuola. Tra le tante cose che abbiamo organizzato ci sono: i servizi per le famiglie – come gli anticipi e i posticipi gestiti con l’aiuto di una cooperativa; l’orchestra di continuità per permettere ai ragazzi dell’indirizzo musicale di continuare a suonare insieme anche dopo il passaggio alle superiori; i percorsi formativi con i genitori; l’attività teatrale e i laboratori di coding, che io ho personalmente voluto.

Che tipo di impatto può avere un’attività così legata ai giovani su un quartiere come Celadina?

Celadina è un quartiere popolare ed è tra i quartieri più giovani di Bergamo. Sono molte le famiglie anche straniere con bambini piccoli e questo sta trasformando Celadina in maniera positiva perché il cambio generazionale è fondamentale. Allo stesso tempo questo quartiere è oggetto di numerosi progetti urbanistici di riqualificazione che si inseriscono nel più ampio “Legami urbani”. È un quartiere in crescita e con grande potenziale in cui si è lavorato molto a livello infrastrutturale, ora bisogna lavorare sulle persone.

Cominciando dai giovani?

Sicuramente. Quando si vive in una comunità che, come Celadina, ha un forte senso identitario e di appartenenza i bambini e i ragazzi sono sentiti un po’ come figli di tutti e quindi è importante lavorare insieme per dare loro le opportunità che la vita magari non gli offrirebbe. È soprattutto per le nuove generazioni che Celadina ha bisogno di alzare il livello dell’offerta e proporre cose belle e stimolanti.

Qual è un’esperienza in particolare che secondo te è servita molto ad unire le persone nel quartiere?

Direi senza dubbio “La notte in tenda” che si tiene a fine scuola nel Parco Baden Powell. Inizialmente pensata dal gruppo delle Turbomamme, l’iniziativa è poi diventata una vera e propria occasione di Rete che ha coinvolto moltissime associazioni di modo che ognuno potesse contribuire a rendere questo evento di quartiere una sorta di piccolo Festival nel Parco per adulti, ragazzi e bambini.

Com’è la Celadina che sogni?

Sogno un quartiere senza automobili, perché è l’unico modo che le persone hanno per appropriarsene davvero. Ci sono zone 30, ma bisogna fare di più per permettere ai ragazzi di uscire, stare fuori e godere delle cose belle che si possono offrire loro.

 

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