Il racconto di Irma

“Il nostro lavoro oggi consiste nel prestare attenzione senza pretendere di possedere la verità ma, al contrario, ponendoci in ascolto per poter dare risposte.”

“Il nostro lavoro oggi consiste nel prestare attenzione senza pretendere di possedere la verità ma, al contrario, ponendoci in ascolto per poter dare risposte.”

Città Alta fa rete contro il bullismo e
si avvicina ai ragazzi

Fondatrice della Rete socio-educativa di Città Alta e rappresentante di Teatro Sì, Progetto Senzacca, Oratorio e, fino a pochi anni fa, anche della scuola. Irma, cosa significa per una persona così attiva ed impegnata essere parte di una Rete?

Esserci e interagire prima di tutto. Poi mettersi in gioco per ricostruire un quartiere che oggi più che mai ha bisogno di un forte segnale di risposta. È chiaro che un obiettivo del genere non può essere realizzato da una persona sola. Di qui la necessità di fare Rete per chiedersi insieme quali sono le esigenze del quartiere e chi sono le persone che lo abitano.

Città Alta è considerato uno dei quartieri più belli d’Italia. È cambiata negli anni?

Tantissimo. Non c’è paragone tra la mia Città Alta di bambina, adolescente e poi mamma e donna. Quando eravamo bambini si poteva uscire da soli e rimanersene fuori e la sensazione era di fare parte di una grande famiglia sostenuta da fiducia e conoscenza reciproca. Oggi c’è un ricambio velocissimo, mi è capitato a volte di non sapere più chi abitasse nelle case che circondano la mia.

Di cosa ha bisogno oggi Città Alta?

Abbiamo fatto un questionario per comprendere a fondo le esigenze sentite dalle persone. La cosa che è emersa in particolare è la carenza di servizi e dei piccoli negozi che oggi stanno lasciando questo quartiere. Penso agli artigiani o ai piccoli negozi di alimentari che un tempo era normale avere intorno. Poi ci sono esigenze di tipo abitativo e sociale, da un lato si dovrebbe ripopolare Città Alta di giovani che diventino residenti a tutti gli effetti, dall’altro bisogna prendersi cura delle persone anziane che ancora vivono nel quartiere.

Qual è la soddisfazione più grande che ha provato partecipando alla vita di quartiere?

Ce ne sono state tante. Sicuramente organizzare e realizzare gli spettacoli teatrali del Teatro Sì ha per me un valore particolare. Ho visto la gente di Città Alta muoversi per venire a vedere gli spettacoli e questa è una soddisfazione non solo dal punto di vista artistico.

Abbiamo detto che la sua partecipazione comincia con la Rete socio-educativa. Come è nata?

La Rete si è sviluppata 25 anni fa per contrastare un fenomeno che prese piede allora in molti contesti di aggregazione di Città Alta e che oggi avrebbe il nome di bullismo. Era chiaro che alcuni ragazzi che frequentavano luoghi come l’oratorio, le polisportive e altri spazi comune stavano vivendo un grande disagio e cercavano forme di affermazione che andavano contro gli altri.

Interessante la scelta di rispondere a questo problema tutti insieme, come comunità.

Fin da subito ci è sembrato indispensabile coinvolgere genitori, insegnanti e tutti coloro che lavoravano vicino ai ragazzi per poter ragionare insieme su queste problematiche. La scelta vincente è stata quella di portare in questa riflessione persone competenti ed esperte per poter trovare delle soluzioni al disagio giovanile e per incentivare lo sviluppo di un equilibrio affettivo ed emotivo.

Qual è la missione della Rete socio-educativa?

Direi che il nostro lavoro oggi consiste nel prestare attenzione senza pretendere di possedere la verità ma, al contrario, ponendoci in ascolto per poter dare risposte che possono anche non essere definitive, ma che rappresentano comunque un punto di partenza.

Oggi Città Alta ospita anche una Rete sociale, in che modo le due Reti interagiscono?

La Rete socio-educativa partecipa alla Rete sociale su progetti e missioni condivise. Stiamo costruendo una relazione insieme laddove competenze, obiettivi e tematiche d’interesse coincidono. È in via di costruzione un rapporto più continuativo, che stiamo pian piano creando facendo partecipare i rappresentanti della Rete socio-educativa agli incontri della Rete sociale. Credo che ci sia spazio per lavorare insieme su diversi punti che toccano direttamente le persone che partecipano ad entrambe le realtà.

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