Il racconto di Claudio

"Per me non c’è niente di più bello che salutare chi incontro quando cammino per le strade del mio quartiere. Mi fa sentire a casa."

"Per me non c’è niente di più bello che salutare chi incontro quando cammino per le strade del mio quartiere. Mi fa sentire a casa."

l’incontro tra generazioni che riunisce il quartiere

Claudio, da quanto tempo fai parte della Rete sociale di San Tomaso e qual è il tuo ruolo?

Sono entrato in Rete nel 2006 e ho partecipato come rappresentante dell’Associazione Genitori Mazzi. Oggi sono rappresentante del Gruppo Civico e faccio parte del Comitato Aeroporto. Vivo a San Tomaso da sempre e nella Rete sociale ho trovato un ambiente sano dove è possibile portare uno sguardo pratico e concreto su problemi che riguardano tutti.

Cosa fa concretamente la tua Rete?

Ci incontriamo mensilmente per fare il punto sulle varie iniziative e per discutere delle esigenze del quartiere. Poi ci sono i due eventi che organizziamo ogni anno: la Festa del quartiere e la Festa dei nonni.

La Festa dei nonni? Interessante…

Sì, abbiamo pensato di usare la giornata nazionale dedicata ai nonni come occasione per organizzare un grande pranzo dove i protagonisti sono nonni e nipoti. È un bel modo per mettere insieme generazioni diverse e riunire il quartiere. Sarebbe bello se poi le persone che partecipano a queste feste sviluppassero un maggiore senso di appartenenza.

Perché, non succede?

Non sempre. È questo quello che manca: la partecipazione dei residenti, delle persone che abitano il quartiere tutti i giorni e che conoscono le sue esigenze. Ma questo mi sembra un problema un po’ diffuso, in generale manca il senso dello stare insieme, la voglia di partecipare alla vita del posto che si abita.

Secondo te è perché mancano gli spazi per aggregarsi?

Non è questo. Appartenere ad un luogo non vuol dire avere grandi spazi, ma sentirsi parte di un gruppo. Quando noi eravamo piccoli ci incontravamo per strada e stavamo fuori insieme. Non avevamo niente, ma ci bastava. Oggi invece assistiamo ad un impoverimento degli obiettivi sociali.

Cosa si potrebbe fare per rimediare?

Le persone dovrebbero capire che è importante essere protagonisti della vita del quartiere, non solo fruitori di servizi. Ci vorrebbe un po’ più di curiosità. Se qualcuno fa qualcosa per il tuo mondo, va curiosato e scoperto.

Qual è un’esperienza che per te ha significato molto?

Senza dubbio il coinvolgimento dei ragazzi del Centro Diurno nel servizio al bar del Centro Terza Età. C’è stato un momento in cui il Centro Terza Età di San Tomaso stava per chiudere, con il rischio di togliere alle persone anziane uno spazio importante per incontrarsi, chiacchierare insieme o giocare a carte. L’idea di valorizzare il ruolo dei ragazzi è stata un’idea semplice, c’era un bisogno e abbiamo dato una risposta. Ripenso a questa esperienza sempre con grande affetto.

Perché per te è importante partecipare in prima persona a questo tipo di progetti?

Per dare un senso al mio abitare il quartiere. La partecipazione e la condivisione anche delle cose più piccole ha un grandissimo valore per le persone. Per me non c’è niente di più bello che salutare chi incontro quando cammino per le strade del mio quartiere. Mi fa sentire a casa.

Che parole useresti per portare altre persone a fare parte della Rete di San Tomaso?

Devo dire la verità, ho sempre fatto fatica a convincere e ad essere convinto con le parole. Fin da quando ero piccolo ho sempre preferito stare ad osservare chi faceva molto e parlava poco, è così che ho imparato. Vedere lavorare la gente mi ha fatto venire voglia di lavorare. Non c’è bisogno di tante parole, per coinvolgere gli altri devi essere un testimone credibile di quello che fai.

Possiamo allora dire: venite e guardate quello che facciamo?

Sì, se dobbiamo dire qualcosa, diciamolo così.

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