Il racconto di Fiorella e Mavi

“L’idea era quella di offrire non solo un luogo per l’ospitalità, ma anche e soprattutto un punto di riferimento per le famiglie che si allontanano da casa per assistere i propri cari”

“L’idea era quella di offrire non solo un luogo per l’ospitalità, ma anche e soprattutto un punto di riferimento per le famiglie che si allontanano da casa per assistere i propri cari”

Santa Lucia accoglie le famiglie dei malati

Fiorella e Mavi, fate entrambe parte di due importanti associazioni di volontariato: la San Vincenzo de’ Paoli e l’Accoglienza della malattia in esilio. Di cosa si occupano queste realtà?

F.: La San Vincenzo de’ Paoli si occupa di volontariato da 60 anni, lavorando fianco a fianco con la Parrocchia per prendersi cura delle persone e delle famiglie in condizione di necessità.

M.: L’Accoglienza della malattia in esilio nasce invece per sostenere i malati che vengono a curarsi a Bergamo e le loro famiglie. L’idea originaria era quella di offrire non solo un luogo per l’accoglienza e l’ospitalità, ma anche e soprattutto un punto di riferimento per le famiglie che si allontanano da casa per assistere i propri cari durante le cure.

Come è organizzata l’Accoglienza della malattia in esilio?

F.: L’Accoglienza offre sia posti letto sia sistemazioni più complete per persone che devono stare vicino all’ospedale per periodi di tempo più lunghi. Una volta gli ospedali ricoveravano per il periodo di tempo necessario, mentre oggi questo avviene sempre più raramente e ci sono persone che non possono permettersi di viaggiare sia per ragioni economiche che di salute. Ecco, l’Accoglienza copre le esigenze di queste persone grazie alla partecipazione di circa 30 volontari.

Qual è stata la vostra più grande soddisfazione lavorando come volontarie?

F.: Per me l’acquisto dei monolocali che oggi sono a disposizione dell’Accoglienza. Lo dicevamo da tempo che era necessario offrire sistemazioni più adatte e oggi ne abbiamo ben undici. È un traguardo importantissimo che abbiamo raggiunto soprattutto grazie all’aiuto della Parrocchia.

M.: Io invece ricordo sempre con grande affetto quando, come San Vincenzo, abbiamo raccolto un gruppo molto corposo di persone per aiutare una ragazza boliviana che era rimasta incinta. Per anni ci siamo fatti carico di queste persone facendo collette presso la Parrocchia e garantendo così una vicinanza alla famiglia. Quella per me è stata un’esperienza fondamentale per comprendere l’importanza della partecipazione e dell’aiuto del prossimo.

Dai racconti riguardo alle attività della San Vincenzo e dell’Accoglienza emerge che la Parrocchia ha un ruolo molto importante nella vita del quartiere.

F.: Lo ha senza dubbio. Resta il problema che non abbiamo un oratorio e questo lascia un vuoto per quanto riguarda gli spazi aggregativi…

M.: Se posso dire la mia su questo punto, io penso che gli spazi aggregativi non possano essere solo di natura confessionale. Da buona Cristiana, io penso anche a chi non lo è. Per questo credo che ci vorrebbe più di un semplice oratorio. Il problema però è un altro: possiamo pensare di creare spazi dedicati ai giovani, ma questo è un quartiere sempre più vecchio.

I bisogni del quartiere quindi ruotano intorno agli anziani?

M.: Assolutamente. E non sempre vengono corrisposti purtroppo. È vero che ci sono aspetti del quartiere su cui si può fare poco… è un quartiere fatto di salite e discese e questo rende difficile gli spostamenti per le persone anziane. Però ci sono cose che si possono effettivamente fare. Per fare un esempio: manca una farmacia e i mezzi di trasporto pubblici sono pochi e poco frequenti.

F.: Una cosa però la si deve dire… Le persone invecchiano male. O si chiudono in sé stesse o non riconoscono la loro condizione. Bisognerebbe imparare ad invecchiare dai giovani.

Qual è il quartiere che sognate?

F.: Mi piacerebbe un quartiere più vissuto, pieno di quel brusio buono che viene dalle persone che passeggiano per strada o dal vociare dei bambini che giocano in cortile.

M.: Sogno un quartiere più aggregativo, che abbia spazi per tessere relazioni e rapporti. Quando passeggio per Santa Lucia mi accorgo di quante sono le persone che mi conoscono e mi salutano e allora mi chiedo: ma non sarebbe bello se tutti apprezzassero questo aspetto dello stare insieme?

 

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