Il racconto di Barbara

“Ho due bimbi piccoli e ho sentito che avrei preferito che intorno ci fosse più partecipazione, più unione, più capacità di collaborare”

“Ho due bimbi piccoli e ho sentito che avrei preferito che intorno ci fosse più partecipazione, più unione, più capacità di collaborare”

Prendersi cura del quartiere con il Controllo di Vicinato

Barbara, fai parte della Rete di Villaggio Sposi in qualità di referente del progetto Controllo di Vicinato. Di cosa si tratta?

Il Controllo di Vicinato è composto da residenti che hanno scelto di vivere la sicurezza del quartiere in maniera attiva. Al Controllo di Vicinato di Villaggio Sposi si appoggiano oggi un centinaio di famiglie, a cui si aggiungono 5 coordinatori e un referente, io. È un modo nuovo di partecipare alla sicurezza delle proprie strade, delle proprie piazze e dei propri parchi, che richiede ai residenti semplicemente di prestare attenzione al contesto e ascoltare i segnali per interpretarli, comprenderli e, eventualmente, reagirvi in maniera controllata, chiedendo l’intervento delle Forze dell’ordine.

Niente a che vedere con ronde o cose simili dunque.

Assolutamente no. Il gruppo nasce proprio come risposta all’auto iniziativa che può trasformarsi in giustizia “fai da te”. Il progetto evita queste derive violente perché mette in comunicazione le persone in modo che tutti abbiano una rete intorno che possa attivarsi se c’è qualcosa che non funziona o non quadra: dal cane che abbia, all’allarme che suona, ad una persona sospetta che si aggira per il quartiere. Tutte queste cose possono indicare qualcos’altro che va capito.

Un’occasione in particolare in cui il Controllo del Vicinato è stato utile?

Mi viene in mente di una volta in cui per settimana c’è stato un motorino nuovo di zecca che nessuno conosceva, parcheggiato sempre nello stesso punto. Grazie al Controllo di Vicinato è venuto fuori che era stato rubato. Abbiamo chiamato la Polizia e il giorno dopo sono arrivati con il legittimo proprietario. Non capita tutti i giorni di ritrovare un oggetto rubato, ci ha fatto capire che davvero l’attenzione può creare valore aggiunto.

Come funziona effettivamente il Controllo di Vicinato?

Ogni volta che c’è qualcosa che non torna è possibile riportare la questione in maniera molto neutrale e obiettiva sul gruppo whatsapp del Controllo di Vicinato di modo che tutti possano attivarsi e cercare di capire di cosa si tratta. In questo modo si evita che le persone saltino a conclusioni azzardate e agiscano d’istinto.

Come è nato questo progetto?

Tutto è cominciato nel 2016, quando il quartiere ha cominciato ha registrare una serie di furti sempre più frequenti. I residenti si sono sentiti spiazzati. Non sapevano come reagire e ha cominciato a dominare un sentimento di paura e diffidenza. Si respirava molto malcontento e tutti sentivano che sarebbero state le vittime di un nuovo furto. Quando alla paura si associa un sentimento di impotenza e rabbia il rischio che si agisca in maniera impetuosa è molto alto.

E tu, come hai cominciato a farne parte?

Ho cominciato subito, proprio come reazione a questo clima di paura che si respirava. Ho due bimbi piccoli e non volevo che crescessero circondati da una simile tensione. Ho sentito che avrei preferito che intorno ci fosse più partecipazione, più unione, più capacità di collaborare. Ha fatto molto bene anche a me iniziare a collaborare, mi ha fatto subito sentire parte attiva.

Sei cresciuta a Bergamo, ma vivi in questo quartiere da una decina d’anni. Ti sembra cambiato Villaggio Sposi?

Non direi che è cambiato il quartiere, ma che è cambiata la mia percezione del quartiere. Da quando ho cominciato a viverlo in maniera più attiva tutto è diventato più familiare e, di conseguenza, degno di cura e attenzione. Oggi cammino per strada e mi accorgo che non mi sto solo spostando da un punto all’altro, ma sto anche osservando il contesto e prestando ascolto alle persone che incontro. Per la prima volta, partecipare ad una cosa così, per quanto piccola o semplice, mi ha fatto sentire profondamente parte del mondo che vivo. È questo che significa abitare veramente il quartiere.

 

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