Il racconto di Silvia

“L’idea che ci spinge è che solo dalla collaborazione tra chi vive nel quartiere e chi ci lavora che possono nascere le migliori proposte per trasformarlo.”

“L’idea che ci spinge è che solo dalla collaborazione tra chi vive nel quartiere e chi ci lavora che possono nascere le migliori proposte per trasformarlo.”

La "Primavera Moroni" che unisce residenti e commercianti

Silvia, partecipi alla Rete di Centro Sant’Alessandro da sempre. Come è nata e qual è il tuo ruolo al suo interno?

È vero, sono entrata a far parte della Rete fin dalla sua fondazione nel 2016. Da formatrice aziendale mi piace dire che, all’inizio, ci siamo dovuti un po’ “annusare” e conoscere mettendo sul tavolo tutte le nostre visioni del quartiere per cercare di capire come farle dialogare. All’inizio ci sono stati anche dei grandi assenti, come l’Oratorio e alcune importanti associazioni. Pian piano però stiamo recuperando. Per quanto riguarda il mio ruolo, faccio parte della Rete come rappresentante dell’Associazione per il Borgo San Leonardo, occupandomi soprattutto di sicurezza e legalità.

Di cosa si occupa l’Associazione per il Borgo San Leonardo?

L’Associazione è composta da residenti e commercianti e ha lo scopo di creare unione tra queste due categorie. L’idea che ci spinge è che solo dalla collaborazione tra chi vive nel quartiere e chi ci lavora che possono nascere le migliori proposte per trasformarlo.

Che tipo di quartiere è Centro Sant’Alessandro?

È sempre stato un quartiere vivace, nel bene e nel male. Un quartiere di novità e mentalità decisamente aperta. Penso ad esempio alle prime persone transessuali che si sono cominciate a vedere a Bergamo proprio in questa zona. C’è sempre stata grande accettazione. Allo stesso tempo ci sono situazioni, come lo spaccio a cielo aperto in alcune aree, che non tolleriamo in alcun modo. Per quanto riguarda la composizione demografica ci sono molti anziani, ma anche moltissime persone straniere che animano il quartiere e lo rendono vivo. Se non sbaglio alla Scuola Mazzi sono state contate circa 80 nazionalità diverse.

Quali sono oggi le esigenze del quartiere?

Direi che sono due: da un lato, l’integrazione che è il vero futuro della città e del nostro Paese. È sufficiente uscire un attimo per vedere che il resto dell’Europa è già in questa direzione da molto tempo. È inutile negare una trasformazione che accadrà ugualmente, l’unica cosa che si può fare è cercare di dare a questa trasformazione una nota positiva. La seconda cosa che davvero mi piacerebbe è vedere tornare le famiglie dei giovani. Sono molti quelli che se ne sono andati per ragioni economiche o di lavoro. Credo che con buone politiche per la casa si potrebbe fare in modo che tornino a vivere il Borgo.

Ti viene in mente un’iniziativa che ha aiutato a creare unità e partecipazione?

Direi che la “Primavera Moroni” è un chiaro esempio di come sia possibile lavorare tutti insieme per migliorare il luogo in cui si vive e si lavora. Il progetto è consistito nel recupero di alcune fioriere incolte che sono state “adottate” dai commercianti del Borgo con la coordinazione dell’Associazione. È stato incredibile vedere i marciapiedi tutti fioriti e curati. È stato un bel modo per far capire alle persone che siamo tutti responsabili di quello che accade nella nostra città e che non ha senso aspettare che siano gli altri a fare qualcosa.

Come avete lavorato concretamente per realizzare la “Primavera Moroni”?

Si tratta di un progetto semplice, ma che ha richiesto un’organizzazione precisa e la collaborazione di molte persone. Tutto è nato dall’idea di un architetto paesaggista che è parte dell’Associazione, poi abbiamo creato il progetto, divulgato l’idea nel quartiere, discusso le questioni formali con l’Amministrazione e coinvolto i commercianti. La “Primavera Moroni” dimostra quanto sia importante avere un gruppo che mette a disposizione della comunità diverse competenze.

Silvia, un’ultima domanda: cosa serve per cambiare le cose?

Io penso che non serva molto. Se ognuno riconoscesse quanto, per ragioni diverse, è fortunato e avesse voglia di “rimettere in circolo” la sua dose di fortuna aiutando gli altri nei modi in cui gli è possibile, già questo credo che aiuterebbe davvero molto a cambiare le cose.

 

 

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