Il racconto di Tatiana

“L’integrazione parte dall’incontro con l’altro, da un sorriso, dal farsi sentire vicini. C’è una cosa che io faccio sempre, anche se può sembrare strano alla mia età: abbracciare le persone”

“L’integrazione parte dall’incontro con l’altro, da un sorriso, dal farsi sentire vicini. C’è una cosa che io faccio sempre, anche se può sembrare strano alla mia età: abbracciare le persone”

Ricucire le diversità nella “coperta di quartiere”

Signora Tatiana, la incontriamo qui al Centro Sociale del suo quartiere: Loreto. Da quanto tempo vive qui?

Mi sono trasferita a Bergamo il 30 settembre del 1970 e da allora ho sempre vissuto a Loreto. Vivere così tanti anni nello stesso quartiere ti permette di vedere come è cambiato. Una volta qui intorno erano tutti campi, poi hanno cominciato a costruire case che hanno popolato il quartiere sempre di più.

Avrà notato molti cambiamenti anche a livello sociale.

Sicuramente. Quando una città subisce delle trasformazioni urbanistiche cambia anche a livello umano.  Ho insegnato a scuola tutta la mia vita e posso dire che prima della metà degli anni ’80 i bambini erano tutti di qui, poi pian piano le classi hanno cominciato ad arricchirsi con bambini stranieri, seguendo una tendenza abbastanza diffusa. Oggi l’integrazione è un tema importante.

Come si raggiunge l’integrazione secondo lei?

L’integrazione parte dall’incontro con l’altro, da un sorriso, dal farsi sentire vicini. C’è una cosa che io faccio sempre, anche se può sembrare strano alla mia età: abbracciare le persone. Anche quelle che non conosco o che conosco molto poco. Credo che sia importante far sentire alle persone che sei lì, vicino a loro.

È per questo che ha scelto di fare parte della Rete sociale?

Sono sempre stata molto attiva nella vita del quartiere. Oggi faccio parte di quattro realtà: Il Centro di Primo Ascolto, le Api Operaie, il Comitato di quartiere e la Scuola per l’istruzione di stranieri adulti, dove insegno italiano e educazione civica. Due anni fa sono entrata in Rete perché ho avuto voglia di confrontarmi con le varie realtà che operano sul territorio.

Se dovesse descrivere la Rete sociale di Loreto in tre parole?

La Rete è un luogo che raccoglie persone per farle crescere al suo interno. In tre parole direi comunità, confronto e ascolto. Tra queste, ‘comunità’ è quella che preferisco.

Qual è un’esperienza che rimanda questa idea del fare comunità?

Senza dubbio la Festa dei cortili, un momento di incontro, partecipazione e condivisione. In occasione della Festa qualche anno fa abbiamo cominciato a costruire la “coperta di quartiere”, una coperta lunga più di 5 metri e costruita mettendo insieme tanti quadratini di stoffa fatti da persone diverse con colori e stoffe differenti. L’abbiamo lasciata senza bordo, perché così se ne possono aggiungere sempre di nuovi a circondare quelli già esistenti. Ecco, questa è la comunità: non importa quanto siamo diversi, possiamo sempre essere “cuciti” insieme.

Un’ultima domanda, perché è importante partecipare in prima persona alla vita del quartiere?

Per costruire qualcosa di più e far sentire la propria voce se c’è qualcosa che non va. Credo che sia fondamentale impegnarsi se non si vuole che le decisioni sul territorio le prenda qualcun altro.

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