Il racconto di Pietro

“Questo è il classico esempio di una cosa che non si può fare da soli. Costruire Legami è nata dall’appoggio e dalla volontà di tutti”

“Questo è il classico esempio di una cosa che non si può fare da soli. Costruire Legami è nata dall’appoggio e dalla volontà di tutti”

Costruire legami: la Festa di quartiere che unisce i cittadini

Pietro, sei architetto, presidente del Consiglio d’Istituto del Bambini Gesù e promotore del gruppo “Coordinamento Carnovali” grazie al quale è nata la Rete sociale di quartiere. Che cosa ti ha spinto ad impegnarti così tanto per Carnovali?

Può sembrare paradossale, ma ho sentito che era arrivato il momento di far conoscere il quartiere prima di tutto a chi lo abita. Le persone che vivono questo quartiere non hanno coscienza di viverlo e questo fa sì che manchi completamente un’identità collettiva, un nucleo profondo che permetta ai residenti di identificarsi e condividere un’appartenenza comune.

Come spieghi questa situazione?

Io credo che sia dovuta innanzitutto ad un’assenza di spazi pubblici da vivere e utilizzare. Da architetto mi piace chiamare questi luoghi aggregativi “spazi sociologici”. Quando ho scelto di mettermi in gioco come cittadino e come professionista ho lavorato insieme al mio studio e ad altri residenti ad una progettazione partecipata che tenesse conto di questa necessità. È così che è nato il gruppo Coordinamento Carnovali. Pian piano si sono avvicinate altre realtà che hanno sentito la stessa spinta al cambiamento e abbiamo iniziato a distribuire dei questionari che ci aiutassero a comprendere le esigenze dei cittadini. Poi abbiamo redatto un documento che raccogliesse queste istanze e idee e ce ne siamo fatti promotori anche davanti alla Giunta. Volevo che i residenti capissero l’importanza del Comune e potessero riferirsi direttamente a Palazzo Frizzoni se c’era qualcosa che non andava.

C’è un’iniziativa in particolare che vi ha aiutato a lavorare sull’identità collettiva?

Direi che Costruire Legami è il caso più paradigmatico di questo tentativo di costruire un’identità comune valorizzando incontro e integrazione. Carnovali è un quartiere che, da un lato, è vissuto poco dai propri residenti e, dall’altro, affronta come tanti altri quartieri di Bergamo la questione immigrazione. Ecco, Costruire Legami è l’iniziativa che cerca di rispondere ad entrambe queste esigenze.

Raccontaci di più.

Si tratta di un’iniziativa composta da quattro eventi: uno dedicato allo sport, con la partecipazione anche di giovani richiedenti asilo, uno dedicato alle danze popolari e storiche, uno focalizzato su incontri con uno psicologo professionista e l’ultimo, che corona un po’ l’intero progetto, è invece dedicato al cibo e alla condivisione. Ogni attività raccoglie dalle 60 alle 100 persone, ma è l’ultima quella capace di attirare il numero maggiore di cittadini creando davvero una forte emozione in chi partecipa.

È stato difficile organizzare questa iniziativa?

Questo è il classico esempio di una cosa che non si può fare da soli. Costruire Legami è nata dall’appoggio e dalla volontà di tutti. Io posso dire che la mia è stata un’idea un po’ incosciente: quando l’ho pensata non sapevo come si sarebbe potuta concretizzare. Non sarebbe mai stato possibile metterla in piedi senza l’esperienza di tutte le persone che hanno collaborato, a cominciare dall’Operatrice di Quartiere e dall’Amministrazione. Posso dire che noi residenti abbiamo smosso le coscienze degli altri cittadini e mostrato che sarebbe stato possibile con un po’ di buona volontà, poi le azioni dirette ed indirette delle realtà istituzionali hanno determinato questo risultato.

Pietro, perché secondo te è importante partecipare in prima persona?

Perché è stancante sentire le persone lamentarsi delle cose che non funzionano e dire che sarebbero più brave a realizzarle. Nella maggior parte dei casi, quando poi si tratta di agire, spariscono tutti. Ecco, ad un certo punto io mi sono stufato e ho cominciato a fare, prima da solo, poi coinvolgendo tanti. Perché l’ho fatto? L’ho fatto per me, per questa città, per le mie figlie, per il mio quartiere e per tutti coloro che lo abiteranno.

 

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