Il racconto di Maria Teresa

“Solo partecipando in prima persona si può contribuire con qualcosa di proprio a ciò che si sta facendo per tutti”

“Solo partecipando in prima persona si può contribuire con qualcosa di proprio a ciò che si sta facendo per tutti”

Cortili aperti: musica e letture per scoprire Santa Caterina

Maria Teresa – coordinatrice della Rete sociale di Santa Caterina e rappresentante dell’Associazione Gruppo scuola insieme – quali sono le tematiche che affrontate in Rete?

La nostra è una realtà che è nata occupandosi soprattutto di bambini e ragazzi. Perciò gli spazi che curiamo e le iniziative che anche oggi organizziamo sono molto sensibili a questa fascia della popolazione. Ho lavorato come insegnante tutta la vita con grande passione, non mi è stato difficile mantenere alto l’interesse per i ragazzi anche all’interno della Rete.

Lei non vive a Santa Caterina, eppure non c’è quartiere che sente più suo.

Mi piace sempre dire che io non vivo a Santa Caterina, ma abito Santa Caterina. Quando sono arrivata a Bergamo da Bologna non volevo insegnare in una scuola che fosse troppo vicina a casa, così nel ’74 ho cominciato a lavorare a Santa Caterina pur vivendo a Redona. Il quartiere è diventato presto una seconda casa, e sono sempre molte le persone che mi salutano per strada quando mi incontrano.

E così ha scelto di fare parte della Rete sociale di questo quartiere…

Sì, partecipo da quando la Rete è nata 10 anni fa. In questi anni ci siamo dati tanto da fare e ho visto molte associazioni e realtà avvicinarsi alla Rete e partecipare, ma se c’è una cosa di cui davvero sono fiera è Cortili aperti.

Di cosa si tratta?

È un’iniziativa nata sotto la spinta della Rete per far riscoprire il quartiere ai suoi abitanti e non solo. Santa Caterina è un quartiere che si sviluppa tutto lungo una strada costeggiata da case che nascondono dei cortili meravigliosi. Ricordo che quando passavo di lì a piedi per andare a scuola riuscivo a sbirciare attraverso una piccola inferriata per guardare un cortile splendido, che io chiamavo cortile delle rose per via dell’incredibile fioritura. Oggi quel cortile è uno dei cinque che aprono le porte ai cittadini tutti i mercoledì di giugno e luglio per Cortili aperti. È un’occasione unica per ascoltare concerti di musica classica o letture all’aperto e condividere così un’esperienza culturale in una sera d’estate.

Santa Caterina è cambiata con questa iniziativa?

Questo è un quartiere di mentalità un po’ all’antica, in cui le persone sono abbastanza chiuse e non sempre hanno voglia di lanciarsi in novità. Troppo spesso si tende a ricercare anche nelle cose nuove ciò che piaceva di quelle vecchie e così è difficile proporre qualcosa che non sia in qualche modo noto. Cortili aperti ha aiutato molto a risolvere questa riservatezza, anche se si potrebbe fare ancora molto.

Pensa a qualcosa in particolare?

Penso soprattutto ai commercianti che, a volte, sembrano restii a partecipare a iniziative di quartiere magari tenendo aperti i negozi anche solo una domenica all’anno. Questo, forse, è dovuto al fatto che oggi i negozianti sono meno legati al quartiere e c’è un ricambio costante degli esercizi commerciali. Io sono figlia di commercianti bolognesi e se c’è una cosa che posso dire è che se non vuoi stare aperto durante una festa di quartiere per farti conoscere e parlare con la gente allora non sei affatto un commerciante.

Perché invece per lei partecipare è importante?

Perché la socialità fa parte della vita e solo partecipando in prima persona si può contribuire con qualcosa di proprio a ciò che si sta facendo per tutti.

 

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